( Ma avete ragione, sono cose che si possono dire quando soli- soli non lo si è...)
Ciò che volevo dire.
Se sei sola puoi startene zitta.
Puoi leggere nel tuo silenzio.
Puoi non mangiare.
Mangiare male.
Mangiare ad ore strane.
Mangiare schifezze.
Vedere gente, e vederla per mezz'ora o per quanto hai voglia, per poi tornartene a casa, e tornartene a star sola.
Fermarti in studio fino alle due a parlare di stronzate col capo.
Puoi prenderti due ore per scegliere tacco cinque o dieci.
Startene semplicemente ferma al buio.
Vestirti sommariamente.
Non vestirti.
Essere impresentabile per lunghi lassi di tempo.
Puoi non dovere intrattenere nessuno.
Puoi non dover tenere una conversazione.
Puoi non concentrarti su nulla.
Puoi stare spenta.
Sovrappensiero ti guardi vivere e ti incammini
puoi fare tante cose contemporaneamente
Circa venti giorni fa ero da "Limoni", qui di fronte, a prendere uno shampoo. Pensavo come al solito ad altro, e ho preso la prima bottiglietta gialla che ho visto. Ho poi scoperto che non avevo preso il solito Elvive, (shampoo che nonostante la condivisibile crociata di Lush contro i componenti non naturali, per me rimane il migliore) ma uno shampoo per bionde.
Questo shampoo ha tuttavia un buon odore, e mi lascia dei capelli non male, quindi lo uso.
La spiegazione che mi do circa certi errori che ho fatto è questa: mancanza di attenzione. Mi chiedo, dov'ero? Cosa pensavo in quegli anni? A cosa pensavo in quell'istante?
Non so. Probabilmente ero semplicemente sovrappensiero.
Questo non mi consola, e francamente non potrebbe farlo. Una donna che fa il lavoro che io vorrei fare mi disse una volta che "loro" (gli "eletti") hanno tutti la capacità di concentrarsi al massimo grado.
Tuttavia questo mi ha dato, il mio essere svagata: mi so adattare a ciò che trovo. Sia pure uno shampoo da bionda. E non solo. Lo shampoo mi ha riflessato stranamente i capelli, che però non sono male, e davvero, spesso, andando a caso, sbagliando, o travandosi in mano qualcosa di diverso da ciò che si cercava e chiedendosi poi "Ma che cavolo è questo?" si corre il rischio di trovare qualcosa di stranamente adatto.
In secondo luogo e molto spesso, arrivo prima di altri a soluzioni giuste, quando studiamo, ad esempio. Poi mi si chiede come ci sono arrivata. Sembro molto intelligente, e mi piace passare per persona intelligente, come piace a tutti, credo.
La verità è che sono andata a caso, sul filo di un intuito strano, che può essere stupidissimo o geniale, dipende, ma funziona a caso, e funziona, assurdamente, anche se penso ad altro. Con risultati eccellenti o catastrofici, dipende, dipende.
Dovrei fare dello yoga.
Est modus in rebus.
A volte mi è stato detto "Caspita, ma tutta la gente strana la conosci tu?"
Io non credo, credo solo di passare molto tempo ad osservare gli altri, e di avere una strana -questa sì - capacità di "vedere".
E' poi vero che siamo tutti un po' strani.
Ad esempio, mio padre.
Mio padre aveva il riporto da quarant'anni. Ci teneva molto, se lo aggiustava, comprava una lacca costosissima per appiccicarlo agli altri capelli, e per farlo aveva un movimento tutto suo: quasi lo cotonava, poi lo gettava indietro, poi un po' avanti, e poi rifinitura.
Ci teneva assai, dicevo, e passava mezz'ore in bagno per ottenere un buon risultato di copertura.
Beh, sabato zac! Gliel'ho tagliato.
Al grido di "Papà, guarda che è nel cambiamento che si ha l'evoluzione!" (frase che ultimamente si sta rivelando risolutiva al massimo grado nella mia vita) si è lasciato convincere, ed ora è un pelato simplex. Sta anche molto bene, si piace, ed ha subito riscontrato due vantaggi: il primo è un considerevole risparmio di lacca e di tempo; il secondo è il poter affrontare le brezze estive a testa alta, ossia, senza storcere la testa assecondando la furia degli elementi per salvaguardare l'amato riporto.
Non male come cambiamento, per uno splendido settantenne.
Stamattina, poi fantasticava. "Come starei con un parrucchino riccio, color canna di fucile?"
Ecco, vorrei dire: evoluzione, ok...ma fino ad un certo punto.
Vivir el presente hacia el futuro
guardar el pasado en el arcón,
trabajar por el cambio de conciencia,
dibujar en el aire una canción
(Regalo di un amico)
"...giacché nell'uomo ogni dieci anni cambia il concetto delle felicità, cambiano le speranze e le prospettive. Guai a colui che, dalle circostanze o dall'illusione, viene indotto ad aggrapparsi al futuro o al passato!"
(Goethe)
Vediamo.
DA 1 A 10:
Beh, la mia felicità era quando tornava mio padre dal lavoro. O stare con gli amici, o in generale averne.
Sono figlia unica, e si è sempre un po' sole, e si è sempre la principessa del proprio padre.
La mia prospettiva era non essere mai sola.
La mia speranza era che mia madre non decidesse di tagliarmi lei la frangetta: le veniva davvero male.
Avevo ascoltato una canzone, alla radio. Ero una strana bambina e mi appassionavano le parole: le ripetevo anche senza che per me avessero un senso. In questa canzone si diceva "questa mia generazione vuole nuovi valori". Non sapevo chi cantasse.
Per il mio ottavo compleanno mi regalarono un 45 giri di una canzone che mi era piaciuta molto, che avevo ascoltato in tv, a Superclassifica Show: Let's Dance, di David Bowie.
DA 11 A 21:
La mia felicità era che mio padre parlasse con me. Ed era nell'avere amici. Non volevo star sola, e compagnia bella. Avevo già un sogno ingombrante, e me lo son portato dietro fino ad ora.
Ero brava a scuola, la più brava, e le mie prospettive erano ottime.
Le mie speranze enormi
Volevo andarmene via da casa, per studiare, andare a Bologna.
La prima mezza giornata qui da sola fu terribile, ed i miei mi aspettavano a casa a braccia aperte, con in bocca la frase "Katiù, dai, ci hai provato...". Sbagliai autobus, e mi trovai in un posto lontanissimo.
Piansi. Poi attraversai la strada, per prendere l'autobus dal verso giusto.
L'autista, una volta arrivata in centro mi disse "Ecco, scenda qui...lì c'è Piazza Maggiore". Scesi, e pensai che, cavolo, non era male.
Non era affatto male.
DA 21 A 31
La mia felicità è stata totale quando mio padre ha benedetto me e i miei sogni, dopo tante lotte.
Poi è stato tutto complesso.
A volte avevo solo una speranza: andare a letto senza che succedesse nulla di orribile.
A volte mi sono sentita poco, a volte nulla, a volte troppo.
Ho amato un paio di uomini.
Sono stata amata.
Ho studiato tanto, ho desiderato tanto, ed era ciò che ho sempre voluto.
Le mie prospettive apparivano difficili da attuarsi, ma c'erano.
Ho scoperto che la canzone della "generazione" era "Aria di rivoluzione", di Franco Battiato. Una volta parlai con lui, prima di un concerto, e glielo dissi, signor Battiato, una sua canzone è il ricordo più lontano che ho.
Una volta mi sono persa nella mia città natale, e mi veniva da ridere.
Ho un gruppo di amici.
E a trent'anni esatti ho imparato a tagliarmi la frangetta da sola.
"Ti voglio bene anche perché, spesso, le sorelle non nascono nella stessa casa. Auguri!"
- Dal mio biglietto di auguri di Natale a Laura
Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.
- Art. 536 C.C.
Parte prima: dove Chi Scrive si reca a lavoro presto e riceve una telefonata
"Signorina, senta... da due mesi è morta la mia vicina, che era nubile e non aveva figli. Siccome era sempre sola e malata, l'ho sempre un po' assisitita...prima di morire mi ha detto di chiamarvi...ha tanto insistito....ma...come mai?"
"Signora, non lo so... mi dia il nome della defunta e la richiamo, controllo una cosa..."
Parte seconda: dove Chi Scrive fa una telefonata
"Signora? Ci siamo sentite prima...senta...lei si chiama? Ah...ecco...no, perché la defunta la nomina erede universale per ringraziarla di ciò che ha sempre fatto per lei..."
Dall'altro capo della linea lei scoppia a piangere, mi dice che non ci crede, e mi fa "Ora alle sorelle come lo dico?" .
Questo perché in casa della morta ci sono grandi manovre: le sorelle stanno portando via i mobili e quant'altro trovano.
"Signora mia, faccia così...si avvicini, ...ci faccia chiamare..."
Parte terza: dove Chi Scrive riceve una seconda telefonata
"Buongiorno, sono la sorella della signora X. Ci ha detto la vicina di chiamarvi .... siccome noi siamo le eredi.... avremmo tutto l'interesse a ..."
"Beh, signora, siete "le eredi"..."avete tutto l'interesse"... queste son parole grosse, nel nostro caso..."
"Come dice scusi?"
Ma no, nulla....
Avevo in mente un post divertente. Praticamente avrei raccontato di come il Dott ha stoppato le manie rivoluzionarie e antagoniste di una spagnola.
Però devo fare altro, ed è ringraziare voi tutti.
L'idea di scrivere in internet mi fu passata da Pauli, il mio amico del cuore (si può dire così?) cinque anni fa.
Il primo commento (che emozione!) fu di una certa Alkanette, che son corsa ad abbracciare dopo tanto tempo lo scorso mese. Per intenderci, la signorina (che oggi tra l'altro compleanna) mi ha fornito amicizia gratis come se piovesse, sempre.
Insomma, signori, diciamola così: ci sono tutti quei discorsi su internet, su quanto sia "vero" internet, su quanto abbia senso ciò che passa in internet, e storie su quelle che vanno in treno ad incontrare il sublime poeta di cui si sono innamorate tramite e-mail e trovano un camionista che si chiama Gualtiero che le accoglie al suono di "Aò, bbella topa, vieni qua!".
Ci sono storie così, vero?
Eppure a me non è successo.
E' successo invece di parlare con una persona per quasi un anno senza sapere il suo nome, e scoprire di volergli bene ed essere certi che il suo nome avesse poca importanza.
E' successo che un'amica ha pregato per me.
E' successo di esserci capiti profondamente con qualcuno grazie ad un commento, senza aver mai realmente parlato, da un lato all'altro dell'Europa.
E' successo che ho chiamato qualcuno e questo qualcuno mi abbia portata via dal dolore.
E' successo che il dolore lo si è condiviso, ed era stranamente, inquietantemente uguale.
Mi è successo di mandare cartoline a una pazzoide senza averla mai vista, e che lei abbia la mia cartolina appesa in corridoio.
E' successo che qualcuno mi abbia eletta a blogger preferita (ma poi abbia ritrattato...).
Mi è successo di ridere a crepapelle per un pomeriggio intero grazie a PVT deliranti su Rockfeller.
E' successo che mi si dicesse che mi si vuol bene.
E' successo che ci si preocupasse per me.
Che dite, è poco?
Val bene un Gualtiero, tutto questo?
(Sorcia, per te valgon bene anche due Gualtieri, se non altro per anzianità e soprattutto perché è il tuo compleanno, dunque...vieni qua bbella sorcia...).
Quelle cose che mi dice mia madre e che io non seguo, mannaggia.
Una è "non bere acqua gelata quando sei accaldata". Io lo faccio sempre, entro in casa, frigo, acqua gelata.
Non va affatto bene.
Ma la più terrificante è un'altra: sempre mutande e calzini a posto! Visto mai ti senti male, e ti portano all'ospedale! Lì ti spogliano e tu che spettacolo dai?
Questa cosa mi ha sempre fatta pensare, fino a terrorizzarmi.
Io ho due paia di mutande singolari.
In una ho un gatto cuoco che incombe su un topino con forchetta e coltello. Questo dietro. Avanti c'è un cappello da cuoco. Colore della mutanda: un terribile turchese. A me e all'Ingegnere pareva essenziale alla vita averla, e la comprammo.
Poi ho una mutandina minuscola con dei maiali. In specifico: nera con tanti maiali rosa. La Sefardita disse che "Il maiale sulla mutanda è la morte sua!" e me la regalò.
Ogni volta che le mettevo però pensavo a mia madre, alla prospettiva di sentirmi male, al ricovero, all'infermiere che mi spoglia...
Oddio...
Ora le uso per dormire quando è molto caldo.
Ma se mi sento male in casa?
Che cosa resterà di me? Del transito terrestre?
Di tutte le impressioni che ho avuto in questa vita?
Vi è mai successo di entrare in una casa quando il proprietario non c'è?
Questa signora è morta da un anno, era sola, era ricca.
Noi ci interessiamo della sua successione, e il caso ha voluto che oggi si entrasse col curatore dell'eredità nella villa della signora, deserta da un anno.
Mi ha stupita non il bagno da 50 mq, non il caminetto grande come casa mia. Non mi ha stupita la voliera degli uccelli, lì in giardino, che qualcuno ha provvidenzialmente aperto.
Mi ha stupita il ferro da stiro sull'asse. Mi ha stupita la crema per il viso aperta sul lavandino. Mi ha stupita che ci fossero degli spazzolini da denti nuovi ad aspettare di essere usati, nell'armadietto del bagno.
Sento il nome della signora da mesi, ma mi sono fatta raccontare dagli eredi (cugini che non la vedevano da trent'anni) qualcosa di lei, e ora so che ha conosciuto il marito tedesco al mare: lui era in un campo di concentramento per militari tedeschi che era nella zona, lei lo ha visto, e si sono innamorati.
Beh, lei lo ha sposato, lo ha portato a Bologna con sè e il cugino ora erede ha lascito ai novelli sposi il suo letto, (erano sfollati dalla montagna verso Bologna con la guerra e vivevano in troppi in tre stanze) andando a dormire in cantina.
Penso che il bagno da 50 mq serva come quieta rivincita.
Dalla loro casa scopro poi che amavano gli animali, amavano la musica sudamericana. Avevano viaggiato, e in Olanda avevano comprato i classici zoccoli decorati: un paio per lei ed un paio per lui.
SU RICHIESTA DI SOFFIODIMAGGIO:
C'erano perché la signora è morta in ospedale in modo tecnicamente improvviso. Dice l'erede che si è rotta un femore, poi lì in ospedale è morta. Mi inpressiona il fatto che la gente a cui l'ho detto la vede come una cosa normale, per me non lo è, poichè, a logica, non è normale morire in ospedale perché cado e mi rompo un femore. Ossia: la caduta in cui ci si rompe un femore non è un'esempio di caduta mortale, ma forse io non capisco nulla di femori.
Ma manco lei, credo. Tant'è che non ha "provveduto alle sue sostanze per il tempo in cui avrà cessato di vivere", e la successione ha avuto il suo serpentone di sviluppi fino a toccare gente lontanissima.
Che però ha avuto il merito di lasciarle una rimediata "camera nuziale" appena dopo la guerra.
Vi dico per colore che ha lasciato pure un gatto, che vada intorno casa, e che qualcuno sfama.
Poteva lasciare 5 milioni di euro al gatto...
...è un mio modo di autoregolarmi.
Citazione:
la facoltà di non sentire
la possibilità di non guardare
il buon senso la logica i fatti le opinioni
le raccomandazioni
Il discorso è scivolato sul voler sapere.
La frase "sì, è finita ma ho il diritto di sapere il perché" la sento spesso, m non riesco a condividerla. La stassa cosa al concorso: non ho interesse a sapere perché mi bocciate, il mio solo interesse è sapere se sì o se no. I miei punti deboli già li conosco, i miei errori e le mie debolezze già li ho precisi in mente, non ho nulla da imparare dalla vostra bocciatura. Così non siamo mai stati in via Induno, io e vari miei colleghi.
La risposta alla mia domanda "Perché lo vuoi sapere?" è più o meno, e di solito "Così mi metto l'animo in pace". Davvero?
Io non mi metterei l'anima in pace, se chi mi ama se ne va.
E poi spesso più si crede di sapere e meno si sa.Lo diceva pure il professor Caringella in uno splendido libro: l'abbondanza di prove non è di per sè una garanzia della raggiunta verità processuale.
Così Franz ieri sera mi diceva che non gli iteressa sapere i motivi per i quali è finita con la donna che ama. Gli basta sapere che è finita. E' già tutto.
Io ero d'accordo, e, pur nella diversità di situazione ho avuto poco da dire.
Ho detto solo "Sai, stanotte confido di dormire molto...", e ho soffiato via la frangia dagli occhi.
Ho pensato poi che la mia verità ora è altro, ed è vero, e succede.
Il fatto che al concorsino ci siano dei quiz di logica, matematici e linguistici da risolvere genera sempre dei fraintendimenti, soprattutto per gente come noi, che ha come unico scopo il vedersi "...pagare uno stipendio smodato per una attività che, diciamocelo, noi ignoriamo...".
Individua tra quelli sotto riportati il numero mancante nella serie. “51 – 49 – 45 – 37 – . . .”
Poi rivedere lei, è davvero bello. La trovo bene, così si direbbe: "Ti trovo bene", ma non a lei. A lei dico "Ammazza che ricrescita..." e lei mi risponde "Fra un po' vedrai comparire anche il mio famoso ciuffo alla Tetsuia". Allora siamo lì tra gente che ha studiato sul serio - Io no, lei manco - siamo lì, letteralmente circondate da libri sottolineati.
...29
Quindi diciamocelo, per noi è uguale. Anche se ci avessero chiesto di fare un centrino all'uncinetto, non ci avremmo visto nulla di male. Il fatto è che tutti questi intorno che hanno studiato, studiano e si concentrano ci sembrano strani. Noi abbiamo degli altri argomenti da considerare, nell'attesa dei quiz. Uno è la felicità Uno è l'amore. Poi ci sono i soldi.
...21
Per i soldi, lo so, siamo messe male. Per il resto, la felicità è sempre difficile, ma parlare d'amore con lei mi da un senso di "imparare a...". Suo marito l'adora, e lei lo ama, ero al loro matrimonio, ho pianto per le parole di lui che prometteva al novello suocero che si sarebbe preso cura "di lei per sempre". Pur considerando il culo delle situazioni (trovare l'Amore Vero è propriamente una questione di culo) c'è comunque sempre da imparare ed io ero nel bagno del ristorante dove davano il rinfresco a piangere, a piedi nudi, seduta sulla tavoletta chiusa del water, singhiozzando in un bustino blu scuro. Mi son detta, ripassando il rimmel, che io sono abbastanza forte perché questo non mi occorra, abbastanza forte da morire senza che qualcuno prometta una cosa del genere a mio padre. Abbastanza forte, sì. Tu hai il vantaggio evidente che puoi permetterti di essere un po' meno forte: hai trovato chi ti ama, e lo ami.
...15
Uscite di lì, dopo una serie di cazzate tipo "Scusa ...ma a te risulta che nella lingua italiana la parola CRACROL esista?" lei accende il cellulare e riceve una chiamata. Siamo in macchina e siamo nel centro trafficato della città. Lei parla. Parla affettuosa ed ammiccante. Parla di vedersi presto. Penso sempre al culo, e penso che va bene così. Parla da donna innamorata per una decina di minuti.
...33
Poi ci ragionerò su, e scoprirò che quello con cui parlava tutto era, fuorchè il marito.
...25